Algoritmo umano colpisce ancora: dubbie le sorti del mondo!

Quando dopo un miliardo di anni di storia evolutiva i cianobatteri impararono a estrarre elettroni dall’acqua, l’atmosfera fu lentamente invasa del residuo di reazione, un pericoloso gas tossico: l’ossigeno. Durante la “Grande Ossidazione” sappiamo che qualche cellula imparò prima a proteggersi, poi a utilizzare l’ossigeno, e infine a respirare. Da lì è un passo alla comparsa della specie umana (si veda [Sandal, 2019] per una esposizione divulgativa).

Oggi già esistono batteri e organismi in grado di metabolizzare la plastica e gli altri prodotti degli idrocarburi. Forse saranno loro a far partire una nuova vita, in una nuova atmosfera, quando l’endling umano avrà già da lungo calcato il suolo terrestre. In bocca al lupo a tutti loro!

L’estinzione delle specie certo ci spaventa. Specie della nostra. Ma forse più della fine stessa ci preoccupa il come finiremo. Matteo Meschiari, ne La Grande Estinzione (2020), denuncia l’estinzione di un immaginario collettivo come strumento di sopravvivenza. O forse direttamente della collettività.

Che cosa sta sparendo? E cosa compare al suo posto? Basta davvero un gioco che ribadisca che c’era un immaginario condiviso, lo si può ancora ricostruire, è divertente e necessario farlo insieme? Saranno le distanze culturali, generazionali, materiali a prevalere, o magari la vocazione intrinsecamente ibrida dei nostri paesaggi?… Read the rest

Questo articolo è stato generato da un algoritmo umano

La rivista letteraria Passaporto Nansen ci ha chiesto un contributo al loro ultimo numero, coraggiosamente dedicato ad una valutazione dei primi vent’anni di vita culturale nel XXIesimo secolo. Abbiamo deciso di produrre l’articolo seguendo questo algoritmo: 1) Entro lunedì sera appuntate una frase, un paragrafo, un capoverso, che secondo voi potrebbe inserirsi all’interno di un discorso complessivo; 2) Entro lunedì sera chi vuole si candida a diventare editore-autore-curatore dell’articolo; 3) Entro mercoledì sera i curatori-editori-autori avranno letto il materiale e cominceranno il lavoro di organizzazione del materiale; 4) Entro venerdì sera la bozza di articolo viene inoltrata a tutto il resto del gruppo; dopodiché ognuno potrà metterci mano come meglio crede; 5) Entro domenica mattina facciamo l’ultima revisione; 6) Entro Lunedì mattina, 30 Settembre, l’articolo viene mandato, così com’è, a Passaporto Nansen. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Una sera a cena ci [1] venne annunciato a bruciapelo che a Settembre avremmo dovuto dare una mano per una roba letteraria che si organizzava tra amici. Impossibile spiegare cosa è stata quella prima esperienza, e quelle a venire.

Ventitré anni dopo abbiamo tra le mani il pamphlet doloroso e necessario di Goffredo Fofi, L’oppio dei popoli [2]. Scrive Fofi:

«Il tempo in cui i festival cinematografici e letterari e i loro affini e collaterali avevano un significato attivo e propositivo è finito da tempo […] Hanno certo svolto una loro funzione, facendo incontrare lettori e scrittori, spettatori e registi, ma questa funzione, man mano che la società dello spettacolo li investiva e cooptava, l’hanno perduta scegliendo la grancassa e il mercato, la supinità alle mode, l’intreccio tra la produzione più recente e il turismo.

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