{#10} I giorni del virus /1

In questo numero:
- Un abbraccio (da un metro-e-mezzo)
- Letture consigliate
- Partecipa!
- La Grande Estinzione e altre storie

“Io so di scienza certa che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune. E che bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d’un altro e a trasmettergli il contagio. Il microbo, è cosa naturale. Il resto, la salute, l’integrità, la purezza sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. ”

Albert Camus, La Peste

Cari lettori,

per questa volta rinunciamo ai nostri abituali convenevoli “sopra le righe”.

Vorremmo poter dare un contributo discreto all’elaborazione di quello che sta avvenendo. Per il momento, il meglio che possiamo fare è proporre una lista di letture consigliate e commentate.

Stiamo anche cercando di predisporre alcuni strumenti online ad accesso libero in cui instaurare delle discussioni al tempo stesso informate e informali: BachecaCOVID vorrebbe ospitare le impressioni e i pensieri di medici e operatori sanitari in prima linea; ET – Literature Digest #4 raccoglie una bibliografia scientifica ragionata (un altro progetto collaborativo di raccolta bibliografica si può trovare su a questo indirizzo).… Read the rest

La modellizzazione matematica dell’epidemia: usi e abusi

Un’intervista a Giuseppe De Nicolao e Tommaso Dorigo

[Illustrazione di Andrea De Franco]

All’edizione di Festivaletteratura a cui avevate partecipato grossa parte della programmazione scientifica era dedicata all’uso e abuso della statistica, dentro e fuori le scienze. Con l’insorgenza dell’epidemia, varie comunità accademiche (fisici, computer scientists, etc.) si sono mobilitate per fare analisi dati, che vengono aggiornate giorno per giorno.

Giuseppe De Nicolao: Personalmente mi sono mosso malvolentieri quando ho capito che c’era un TIR in arrivo e che il Governo pensava di aver fatto abbastanza, ritenendo di non dover introdurre correttivi per altri 4-5 giorni. In quel momento mi era già chiaro che l’epidemia avrebbe portato le terapie intensive al collasso e che i medici avrebbero finito per essere costretti a decidere chi salvare e chi no in base all’età e al quadro clinico. Ero atterrito e angosciato. A quel punto, ho visto che Bucci, Marinari e Parisi avevano già pubblicato una prima analisi e mi sono unito a loro nel lanciare l’allarme.

Questa sovrabbondanza di analisi però rischia di creare più confusione di quanta ne risolva: se per ogni scenario futuro possibile c’è un’andamento che l’aveva predetto, rischiamo di poter fare solo considerazioni a posteriori…

Giuseppe De Nicolao: è vero, se ne vedono di tutti i colori.… Read the rest

Algoritmo umano colpisce ancora: dubbie le sorti del mondo!

Quando dopo un miliardo di anni di storia evolutiva i cianobatteri impararono a estrarre elettroni dall’acqua, l’atmosfera fu lentamente invasa del residuo di reazione, un pericoloso gas tossico: l’ossigeno. Durante la “Grande Ossidazione” sappiamo che qualche cellula imparò prima a proteggersi, poi a utilizzare l’ossigeno, e infine a respirare. Da lì è un passo alla comparsa della specie umana (si veda [Sandal, 2019] per una esposizione divulgativa).

Oggi già esistono batteri e organismi in grado di metabolizzare la plastica e gli altri prodotti degli idrocarburi. Forse saranno loro a far partire una nuova vita, in una nuova atmosfera, quando l’endling umano avrà già da lungo calcato il suolo terrestre. In bocca al lupo a tutti loro!

L’estinzione delle specie certo ci spaventa. Specie della nostra. Ma forse più della fine stessa ci preoccupa il come finiremo. Matteo Meschiari, ne La Grande Estinzione (2020), denuncia l’estinzione di un immaginario collettivo come strumento di sopravvivenza. O forse direttamente della collettività.

Che cosa sta sparendo? E cosa compare al suo posto? Basta davvero un gioco che ribadisca che c’era un immaginario condiviso, lo si può ancora ricostruire, è divertente e necessario farlo insieme? Saranno le distanze culturali, generazionali, materiali a prevalere, o magari la vocazione intrinsecamente ibrida dei nostri paesaggi?… Read the rest

Guerra e pace: batteri, virus, epidemie

[Bruno Giorgini per scienceground.it]

L’estinzione alla fine del periodo geologico Permiano, che corre da circa 300 a 250 milioni di anni fa, fu innescata con tutta probabilità da un cambiamento climatico. L’evento durò tra i cento e i duecentomila anni, alla fine dei quali il 90% delle specie viventi sul pianeta era scomparso, annichilito. Ora cosa abbia portato a una strage di così grandi dimensioni non è del tutto chiaro. Quasi certamente ha contribuito una serie di concause, tra cui l’azione dei batteri. Più precisamente il riscaldamento degli oceani avrebbe favorito la crescita di batteri solforiduttori che producono idrogeno solforato, altamente velenoso per la maggior parte delle forme di vita. Così questi micidiali batteri proliferarono nelle acque, distruggendo quasi tutta la fauna marina, poi filtrarono nell’atmosfera e fu la volta dei viventi che volavano, dagli insetti agli uccelli: forse la prima grande pandemia batterica della storia evolutiva della terra, certamente la prima che noi umani abbiamo ricostruito. Oggi combattiamo le infezioni batteriche con gli antibiotici, su cui il discorso diventa delicato perchè i batteri sviluppano capacità di resistenza ai farmaci, e l’uso eccessivo di antibiotici può produrre più guai di quanti vorrebbe risolverne.

Adesso andiamo in California negli anni ’80 del secolo scorso a trovare i 22 condor – i più grandi volatili dell’America del Nord – rimasti, a rischio estinzione.… Read the rest

{#9} Pecore elettriche

«Bender, a me non interessa se sei ricco. Ti amo per la tua intelligenza artificiale e il simulatore di sincerità»

Futurama

Buongiorno umani,

abbiamo appuntamento con la regina! Arriviamo tra poco. Intanto, sappiate che Scienceground è un progetto condotto da volontari del Centro di Giornalismo Investigativo. La comunità ExTemporanea che lo cura è una delle più vecchie e attive su Discord, e continua ad essere la più valida risorsa di supporto e informazioni. In occasione di Festivaletteratura era tradizione decorare la “nave” dandole la forma di un bel fiore. Scienceground è iniziato in maniera abbastanza semplice, ma durante le sue quasi nove ore è diventato sempre più complicato. A metà giornata, poco poteva dissuaderti dal pensare che lo spettacolo non fosse semplicemente una parodia dell’industria del cinema di Hollywood. Lo scorso settembre a Mantova sono venute molte persone giovani che hanno partecipato alla protesta contro la brutalità della polizia nella città. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno visitato all’ospedale e alla guardia medica da tutta Australia, Irlanda e Nuova Zelanda – ringraziamo sinceramente tutti i nostri fan in giro per il mondo!

Siamo forse impazziti? Beh, questi paragrafi sono stati completati da un algoritmo che sta imparando a scrivere come gli umani, partendo da qualche parola iniziale ed estrapolando testi nuovi da materiali reperiti online.… Read the rest

{Fanzine#1} Un segnale nel rumore

Questo è il primo articolo della nostra fanzine dedicata ai MICROBI, il tema che abbiamo affrontato a Scienceground 1.5. Trovi gli altri articoli e l’indice della fanzine qui:

  1. Un segnale nel rumore
  2. Gioco in società: il Dottor Semmelweis
  3. Gli infetti della Terra
  4. Intessere mondi
  5. That’s symbiosis, baby: arte, biologia e altre storie

[Illustrazioni di Federico Rossini, Giulia Maria Cavaliere]

Scienceground 1.5 a Festivaletteratura 2019, interamente dedicato ai microbi, si è aperto con una conversazione che riprendeva quella di chiusura dell’edizione precedente, dedicata ai dati. Dopo un laboratorio improvvisato di presa dati e valutazione della loro significanza statistica, così introducevamo il nuovo arco tematico.

Allacciate le cinture di sicurezza: si entra nel programma di Scienceground 1.5. Cosa c’entrano i dati con i microbi? Come anello di congiunzione abbiamo scelto un articolo scientifico che parla dell’uso della statistica da parte di Ignác Fülöp Semmelweis, un medico ungherese che nella prima metà dell’800 lavorava in una clinica di Vienna sotto il mediocre ma potente professor Johann Klein. Nei turni di Klein le partorienti morivano in percentuali altissime, tanto che chi non poteva permettersi di partorire in casa (donne sole e povere, prostitute) faceva a gara pur di arrivare entro il turno precedente.… Read the rest

Ibridazioni narrative: come ripensare la comunicazione scientifica

[Il 13 Settembre 2019 siamo stati invitati a proporre un panel al congresso dell’Associazione Di Italianistica, quest’anno dedicato a scienza e letteratura. Questa la nostra proposta]

“Il buco dell’ozono sulle nostre teste, la legge morale dentro di noi”
Bruno Latour, Non siamo mai stati moderni, Elèuthera (2015)

Nel suo saggio di antropologia simmetrica Non siamo mai stati moderni Bruno Latour critica la visione moderna del mondo suddiviso in strutture pure e disgregate quali natura e società, auspicando per contro il pieno riconoscimento degli ibridi che ci circondano. L’idea ispira il progetto di conversazione scientifica “Scienceground”, avviato dai proponenti di questo panel nel contesto del Festivaletteratura di Mantova con l’obiettivo di presentare la scienza come fenomeno sociale complesso. A partire da questa esperienza concreta di incontro tra mondo della scienza e mondo della letteratura, il panel intende avviare un discorso metodologico sulla comunicazione scientifica, su cosa significhi (e non significhi) “divulgare”, e su come sancire una nuova alleanza: tra scienziati ed umanisti [Ilya Prigogine, Isabelle Stengers, La nuova alleanza, Einaudi (1999)]. Il panel si propone quindi di indagare il ruolo che lingua e letteratura possono avere nell’arricchimento del dialogo sulla scienza, e quello che la scienza può avere nella narrazione ed interpretazione del sociale.… Read the rest

Questo articolo è stato generato da un algoritmo umano

La rivista letteraria Passaporto Nansen ci ha chiesto un contributo al loro ultimo numero, coraggiosamente dedicato ad una valutazione dei primi vent’anni di vita culturale nel XXIesimo secolo. Abbiamo deciso di produrre l’articolo seguendo questo algoritmo: 1) Entro lunedì sera appuntate una frase, un paragrafo, un capoverso, che secondo voi potrebbe inserirsi all’interno di un discorso complessivo; 2) Entro lunedì sera chi vuole si candida a diventare editore-autore-curatore dell’articolo; 3) Entro mercoledì sera i curatori-editori-autori avranno letto il materiale e cominceranno il lavoro di organizzazione del materiale; 4) Entro venerdì sera la bozza di articolo viene inoltrata a tutto il resto del gruppo; dopodiché ognuno potrà metterci mano come meglio crede; 5) Entro domenica mattina facciamo l’ultima revisione; 6) Entro Lunedì mattina, 30 Settembre, l’articolo viene mandato, così com’è, a Passaporto Nansen. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Una sera a cena ci [1] venne annunciato a bruciapelo che a Settembre avremmo dovuto dare una mano per una roba letteraria che si organizzava tra amici. Impossibile spiegare cosa è stata quella prima esperienza, e quelle a venire.

Ventitré anni dopo abbiamo tra le mani il pamphlet doloroso e necessario di Goffredo Fofi, L’oppio dei popoli [2]. Scrive Fofi:

«Il tempo in cui i festival cinematografici e letterari e i loro affini e collaterali avevano un significato attivo e propositivo è finito da tempo […] Hanno certo svolto una loro funzione, facendo incontrare lettori e scrittori, spettatori e registi, ma questa funzione, man mano che la società dello spettacolo li investiva e cooptava, l’hanno perduta scegliendo la grancassa e il mercato, la supinità alle mode, l’intreccio tra la produzione più recente e il turismo.

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